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L’audizione del Governatore Visco avanti la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario - 19 dicembre 2017

L’audizione del Governatore Visco avanti la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario - 19 dicembre 2017

L'audizione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, avanti la Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, dal titolo "Le crisi bancarie e l’azione della Vigilanza".

In allegato si pubblica il testo dell’intervento. 

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Il Governatore Visco ha sottolineato che a determinare l’evoluzione del sistema finanziario italiano non è stata una vigilanza disattenta ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro paese. "La mala gestio di alcune banche, comunque, c’è stata e l’abbiamo più volte sottolineato; le gravissime condizioni dell’economia hanno fatto esplodere le situazioni patologiche".

Con riferimento alle sette crisi bancarie che hanno richiesto l’intervento finanziario dello Stato o che hanno comportato perdite per i detentori di obbligazioni subordinate, Egli ha affermato: " Si tratta di banche che avevano la loro operatività prevalente in territori duramente colpiti dalla recessione. Ma se non vi fossero state gestioni poco prudenti e spesso caratterizzate da pratiche illegali, perfino queste sette crisi avrebbero potuto essere superate in modo ordinato. La Banca d’Italia è stata accusata di avere evidenti e gravi responsabilità nella gestione e perfino nella genesi di queste crisi. La Vigilanza non avrebbe operato per rilevare per tempo i problemi che potevano minare la stabilità di alcuni intermediari, non avrebbe agito con tempestività per riparare i danni, avrebbe gestito male le crisi accrescendone i costi per i risparmiatori e per lo Stato, non sarebbe intervenuta con la necessaria imparzialità. Non è così".

La Banca d’Italia, ha aggiunto Visco, " non può intervenire sulla base di ipotesi non supportate da fatti accertati e da evidenze robuste. Se lo facesse, compirebbe atti di arbitrio ingiustificati, perseguibili per legge. L’attività bancaria è complessa, soprattutto, ma non solo, per gli intermediari più grandi. Gli accertamenti necessitano di tempo, di analisi approfondite, di metodologie accurate; nel caso di quelli sulle banche, che durano generalmente da due a quattro mesi, dei nostri gruppi ispettivi fanno mediamente parte sei componenti, esperti negli aspetti oggetto di accertamento; durata degli accertamenti e ampiezza dei gruppi sono più elevate per le ispezioni sulle banche più grandi. Quando abbiamo rilevato problemi abbiamo utilizzato in modo pieno ed esteso gli strumenti di intervento, in conformità con le disposizioni di legge: la convocazione degli organi di governo aziendale, con all’ordine del giorno l’assunzione di determinate decisioni; l’imposizione di requisiti di capitale più elevati di quelli minimi; l’adozione di misure volte al contenimento dei rischi, incluse le richieste di riduzione di specifiche attività. Da quando, a fine 2015, è stato reso disponibile, abbiamo anche esercitato il potere di rimuovere gli esponenti aziendali al fine di garantire la sana e prudente e gestione. Ma la Vigilanza non ha – ovviamente – i poteri dell’autorità giudiziaria: se gli esponenti e gli organi interni di controllo delle banche non collaborano con essa, se non rispondono alle sue richieste di intervento, se al fine di aggirare le regole pongono in essere operazioni che possono compromettere in breve tempo la stabilità dell’intermediario, allora il compito della Vigilanza diviene più arduo. La Banca d’Italia segnala sempre tempestivamente ogni sospetto di reato all’autorità giudiziaria. Ma l’avvio di indagini e l’apertura di procedimenti penali in seguito alle segnalazioni della Vigilanza, anche quando portano al rinvio a giudizio di esponenti o ex esponenti delle banche, hanno tempi tecnici che possono essere incompatibili con quelli di un’azione volta a impedire una crisi. Servono a far rispettare la legge, fungono da deterrente per possibili malversazioni e crisi future, ma non risolvono quelle in corso".

In ordine ai costi delle crisi bancarie, il Governatore ha ricordato che "nel nuovo quadro regolamentare europeo essi devono ricadere in primo luogo su azionisti e creditori delle banche (con l’eccezione, ovviamente, dei depositanti protetti dai sistemi di garanzia). In più occasioni avevamo messo in luce i potenziali rischi del nuovo approccio europeo alla gestione delle crisi, introdotto dapprima con la comunicazione della Commissione europea di metà 2013 in materia di aiuti di Stato nel settore bancario (che prevedeva il coinvolgimento dei soli creditori subordinati, il cosiddetto burden sharing) e poi con la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD) approvata l’anno successivo (che estendeva il coinvolgimento al complesso dei creditori non protetti, il cosiddetto bail-in) e recepita in Italia nel novembre del 2015.Avevamo sottolineato, prima dell’approvazione di tali provvedimenti, i problemi connessi con l’assenza di un periodo di transizione e con l’applicazione retroattiva delle norme".

Sui rapporti con la Consob, ha dato atto che detta Autorità viene regolarmente informata del momento in cui inizia e termina ogni ispezione effettuata dalla Banca d’Italia su un intermediario da essa vigilato. La legge prevede che la Banca d’Italia non possa opporre il segreto di ufficio alle richieste della Consob. Alti dirigenti delle due autorità svolgono numerosi incontri periodici. "Sono già in corso i lavori per il riesame dei protocolli che governano la condivisione di informazioni tra le due autorità, al fine di renderli più efficaci". 

Sul tema delle procedure di recupero dei crediti, Visco ha evidenziato che "se i tempi di recupero fossero stati allineati a quelli osservati in media negli altri principali paesi l’incidenza delle sofferenze sarebbe stata pari alla metà di quella che abbiamo effettivamente osservato. Gli interventi legislativi degli anni scorsi – dal trattamento fiscale delle svalutazioni sui prestiti, alle procedure di insolvenza, alle attività per imposte anticipate – muovono nella giusta direzione, ma affinché possano incidere significativamente sui tempi di recupero vanno rafforzati. Sarebbe necessario accrescere il grado di specializzazione nella trattazione della materia concorsuale, prevedendo l’accentramento dei procedimenti più complessi anche attraverso la revisione della competenza territoriale dei tribunali. Abbiamo ripetutamente raccomandato agli intermediari di accrescere la disponibilità di informazioni adeguate e tempestive sulle esposizioni deteriorate, sulle garanzie a esse sottostanti, sulla condizione dei debitori; si tratta di informazioni essenziali per rendere più efficace e meno onerosa la gestione di tali attivi e più agevole una loro cessione. La nuova segnalazione sulle sofferenze introdotta nel 2015 dalla Banca d’Italia sta fornendo un importante contributo al miglioramento della gestione dei crediti deteriorati. Il mio rimpianto è quello di non avere anticipato l’avvio di questa iniziativa".

Per ultimo, quale chiosa finale, la relazione ha riconosciuto che "Le perdite sopportate dai risparmiatori nei casi in cui non è stato possibile risolvere altrimenti le crisi sono state diffuse e dolorose. È questa una spinta a cercare di migliorare la nostra azione in ogni modo possibile".  

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P.S. Il corsivo ed il grassetto sono a cura dello Studio. 

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